Le cose che ho perso

me and tommyA volte mi fermo e mi chiedo se io stia facendo la cosa giusta.
Vivere lontano da casa, lontano dagli amici con i quali sono cresciuto, in questa città dove tutti alla fine vanno e vengono, dove tutto e’ vissuto al presente.

L’ Australia, negli ultimi anni, e’ diventata l’emblema della libertà, della voglia di evadere e della voglia di cambiamento.
E’ fondamentalmente una terra dove ci si sente liberi, dove si e’ baciati dal sole, dove le cose funzionano e dove le opportunità di realizzare i propri sogni sono certamente abbondanti; conseguenza di questo, una marea di persone sono arrivate da oltreoceano per attingere da questo prezioso pozzo dei desideri, io incluso.

Ma quali sono i limiti che questa terra impone? Quali sono i lati negativi di questo posto fantastico, così ammirato e meravigliosamente dipinto da tutti?!

Prima di iniziare a sparare a zero su questo bel paese, vorrei spezzare una lancia a suo favore, dicendo che l’Australia e’ un po’ come una bellissima isola deserta in mezzo all’oceano: una volta che ci sei sopra, ti senti al sicuro ed hai a disposizione tutto quello che vuoi, ma poi, quando la necessita’ di andare da qualche altra parte si fa sentire, ci si rende conto che si e’ veramente lontani da tutto e da tutti.

Questo e’ un “problema” non da poco, se si considera che negli ultimi 4 anni ho perso la bellezza di 6 matrimoni, 3 addii al celibato, 4 battesimi e la morte di mio padre.
L’handicap di non poter tornare per un paio di giorni in Europa o di non poter prendere un aereo e volare in un’altra nazione per il weekend, e’ veramente ingente, e si fa sentire soprattutto col passare del tempo; i famigliari lasciati in Europa, invecchiano sempre di più e necessitano sempre di più assistenza, cosa che ovviamente non sono in grado di offrire in questo momento, vivendo dall’altra parte del mondo.

In un certo senso, ci si sente un po’ drifted away, a bordo di questa imponente e sicura “nave” (fatta principalmente da pezzi provenienti dalla Cina)……e si tende a dimenticare tutto quello che succede nel resto del mondo.
Sara’ la lontananza, forse.

Oltre all’ostacolo geografico, recentemente e’ arrivato anche qualche problemuccio anche a livello economico all’interno dell’Australia stessa.
Si lo so, non sto certo a lamentarmi ora sul fatto che hanno chiuso 2 delle numerosissime piccole aziende australiane che fino a l’atro giorno stavano in piedi anche con pochi introiti, ma sicuramente un po’ di recessione si sta sentendo anche qui.
Tutto e’ diventato più costoso e ci sono stati numerosi tagli sulle spese dettati dal nuovo piano economico del governo.

Si, lo so, non siamo ancora a livello della nostra povera italia, dove invece sono venuto a conoscenza di un paio d’iniziative del governo che hanno quasi dell’incredibile.
Una e’ la famosa TASSA sui risparmi; non sono sicuro al 100% di cosa si tratti ma se non erro, se hai un conto in banca con più di 5000 euro, devi pagare il pizzo allo stato di 36 euro (correggetemi se sbaglio).
Un’altra fantastica iniziativa e’ la legge che non fa pagare le tasse per i primi 3 anni, ai cinesi che vengono in italia ad aprire attività; un gran tocco di classe direi, da parte dei nostri governanti, per dare il colpo di grazia agli artigiani e piccoli imprenditori, che alla fine hanno eretto l’economia del nostro paese. Senza parole proprio.

Senza parlare poi a riguardo dell’ennesimo scempio morale, nel quale Schettino, e’ stato chiamato dall’università Sapienza di Roma per tenere una lezione di stress-management.
M A V A F F A N C U L O V A
Non bastava Berlusconi a farci fare una figuraccia in giro per il mondo….adesso ci mettono pure Schettino!

In questo senso, emigrare in un altro paese, anche se così remoto come questo, ti fa sentire abbastanza al sicuro….la sindrome dell’ isola deserta, di cui parlavo prima. Ti senti libero di dissociarti, se vuoi, da questo tipo di cultura che si, ti appartiene, ma che alla quale per il momento non fai più parte.

Alla fine, c’e’ sempre un prezzo da pagare quando si vuole andare avanti e migliorare la propria vita.
A volte vuol dire mandar giù qualche rospo pesante ed a volte significa dover veramente andare lontano e non voltarsi indietro finche’ non ci si sente di dire:”Ok, magari ora e’ meglio che mi fermo un attimo per vedere dove sono tutti gli altri”.
Sono 2 anni che manco dall’Italia e sinceramente la lontananza si sta facendo sentire.
Mi manca soprattutto il mio Topaccio (vedi foto sopra)…che sicuramente mi starà aspettando a zampe aperte.

Le cose che ho perso, alla fine sono le persone…..le amicizie…..i momenti topici di una vita che prima era forse interpretata come in condivisione con le persone con le quali si e’ cresciuti.
Ora tutto questo non ha più forma.
Il cambiamento e’ continuo, costante ed a tratti violento.

La stabilita’ ora e’ determinata dalla mia capacita’ di adattarmi al cambiamento, più o meno velocemente.
Non esiste più il lavoro a tempo indeterminato od il baretto del paese od il rituale del giornale a letto la domenica mattina.

Ora la mia stabilita’, il mio mantra e’ il più totale e completo assorbimento del concetto di infinito cambiamento.
Oggi qui, domani li, dopodomani chissà.

Sara’ una specie di crisi di mezz’età, ma credo che in questo modo si rischi meno di essere soggetti agli eventi che ci circondano, in costante mutamento.
Questi ultimi infatti, invece che destabilizzarci, ci modellano, ci aiutano a cambiare direzione e ci danno una spinta verso quello che veramente e’ il nostro “destino”.

The only way to have balance in your life, is to embrace the chaos and flow with the change. Only then you’ll never loose it.

Embrace the change.

but always enjoy

7 thoughts on “Le cose che ho perso

  1. A volte si può soltanto fare una cosa: andare via.
    Maggiore è la distanza e più solido l’alibi del non potersi raggiungere.
    Però molta gente va proprio in giro a vuoto per il mondo giusto per scriverlo su FB e come si dice: più lontano vanno e più ignoranti tornano.
    Chi sperimenta davvero la rottura e la solitudine deve anche fare i conti con l’inevitabile senso di malinconia che ne scaturisce.

    Però se si fa il salto bisogna anche riconoscere a se stessi che contano solo le proprie aspirazioni o al massimo quelle del proprio cane.
    Salutoni.

    • Approvo pienamente quello che dici Fabio.
      Quando si parte si mette in conto anche tutto quello che ne consegue…malinconia e solitudine incluse.

      tra California, Thailandia e Australia ormai sono quasi 10 anni che sono in giro.
      Il mio era solo un pensiero di riflessione su quello che era la mia vita una volta, circondata da cose che conoscevo e con le quali ero cresciuto, con altre totalmente “aliene” che pero’ ora sono parte di chi sono allo stesso modo.

      Grazie per il commento.
      M’ha fatto piacere che in qualche modo t’ha mosso.

      Ciao !

  2. ottima riflessione Paolo, a me hai fatto dolcemente sorridere anche se il post ha un sapore amaro. alla fine è proprio una questione di scelte e compromessi. ognuno fa bene i propri conti con cosa è disposto a lasciare un po’ indietro, anche se a malincuore, e con cosa assolutamente gli è indispensabile per continuare a respirare. nonostante tutto, io qui vado spesso in apnea. ma almeno a 40 anni, ho imparato a riconoscere i primi sintomi e a correre al riparo con le ‘medicine’ giuste per un po’, finché non ritorna l’aria nei polmoni. cerco sempre che il mio umore non sia influenzato dall’esterno (sarei sempre arrabbiata, mamma mia) ma di trovarne le cause in me e nella mia vera zona di comfort, che non è di certo il posto di lavoro o la casa in affitto che occupo. felicissima di averti incontrato per caso. ti sei guadagnato una fan, per quel che vale. buone onde!

    • Grazie mille di nuovo per il commento Naza.
      Essere lucidi sulle proprie azioni e su quello che ne consegue, e’ una necessita’.
      Spero di ricevere ancora tuoi commenti in futuro.
      Thanks for being a fan !
      🙂

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