Tappa 4: Noosa, Fraser Island e le Whitsunday Islands

Senza più vergogna alcuna per l’incredibile ritardo, mi accingo a scrivere questo ultimo breve capitolo della mia avventura dell’estate scorsa.

Si, l’estate scorsa.
C’ho messo sei mesi a scriverla, già. Ma dopo tutto il blog è mio e decido io quando scrivere.

Non siamo in una democrazia. 🙂

Ma bando alle ciance, eravamo rimasti se non erro sull’aereo, da Perth a Brisbane, overnight, della durata di circa 5 ore.

È sempre triste quando ci si accorge che mancano pochi giorni alla fine della vacanza; la sensazione che la pacchia stia per finire è veramente brutta, ma nonostante ciò, questo nuovo mood, ci permette comunque di solito d’ apprezzare ancora di più gli ultimi istanti di una vacanza EPICA, come lo è stato per me questa!

Il nostro piano d’azione per l’ultima parte della costa est, fu quindi prettamente mirato all’esplorazione di una piccola parte a nord di Brisbane, chiamata Noosa Heads e la famosa isola di Fraser, patrimonio mondiale dell’ Unesco e detentrice del record di isola di sabbia più grande al mondo.
Mica un granello o due….UN’ISOLA DI 170 per 50 KM di sola sabbia !! Fantastica!

Premeditato comunque già il tutto, per via di numerosi feedback positivi a riguardo, ci dirigemmo dunque verso Noosa Heads, che purtroppo durante il periodo delle school holidays (Dicembre-Gennaio), si riempie di Sidneysiders, in cerca di un diversivo dalle sovrappopolate spiagge degli eastern suburbs (Bondi, Tamarama, Bronte, Coogee e Maroubra), che sono invece ricolme di turisti e backpackers.
Insomma pieno qui o pieno li, la spiaggia principale di Noosa sembrava veramente Riccione.
Un po’ uno schifo, a mio parere in quanto non dava veramente giustizia alla bellezza naturale del posto, circondato da parchi e da lagune stupende.
Si sa che il macello alla fine rovina un po’ quello che è il posto in se.
Lascio giudicare a voi dalle poche foto che ho fatto (appunto per via dello scarso materiale da fotografare).

La cittadina ha in se l’appellativo “heads” perchè appunto formata da queste protuberanze sabbiose e rocciose (visibili nelle foto) che si estendono nell’oceano; le insenature e giochi di colori sono incredibili, creando poi nell’entroterra una specie di porto naturale.

Ovviamente questa località è diventata preda di tutti i ricconi che hanno prontamente costruito le loro ville e piazzato i loro yacht e barche a vela nella baia, trasformando alla fine, questa piccola località marittima in un esclusivo retreat per famiglie benestanti.
La sera si può infatti notare come questa tendenza abbia trasformato la cittadina in una specie di Saint Tropez, dove la gente si ritrova sulla strada principale (Hastings Street) a far avanti ed indietro tutta sera senza un perché, tra cafe’, gelatai e ristoranti decisamente sopravvalutati per i loro servizi.
De gustibus.

Dopo la nostra breve ed alquanto deludente sosta a Noosa, ci siamo diretti ancora un po’ più  a nord, verso la ridente cittadina di Rainbow Beach.
A primo avviso il paesino non presentava nessuna caratteristica particolare.
Tre vie messe in croce, un supermercato, un ostello ed IL BARETTO.
Nonostante l’aria pacifica e desolata che permeava nella cittadina, ci siamo subito accorti però dell’attitudine molto cordiale degli abitanti del posto e di due o tre attrazioni un po’ nascoste che sicuramente avrebbero potuto alzare il livello del soggiorno in questione.
Su tutti, il famoso Carlo Sandblow, un incredibile duna di sabbia soffiata dal vento sopra un’immensa collina a ridosso della spiaggia. Perfezione e maestosità incredibili.

Oltre a questo spettacolo naturale, la famosa spiaggia di Rainbow Beach, lascia veramente senza fiato per la sua lunghezza e conformazione. È infatti possibile percorrerla coi propri mezzi, se si vuole, ed è uno spettacolo fino al suo punto più estremo, dove inizia un parco naturale, a quanto pare anch’esso d’immensa bellezza.
Purtroppo per noi, la macchina che ho noleggiato non c’ha permesso di scendere in spiaggia e percorrere tutto il tragitto, ma non c’è nulla che non si possa rifare in futuro (magari in moto)! 😉

Altro lato positivo del soggiorno, ed anche parte del bello di quasi tutti i residences qui in Australia, è stata la presenza della piscina privata  ED IL BARBEQUE.
Da bravi locali quindi, non ci siamo fatti mancare il consueto “barbie” per concludere in bellezza la serata in questo incredibile posto.
Cosa c’è di meglio di una bella bottiglia di vino e un po’ di canguro alla griglia?!?!

Il giorno successivo era il giorno dedicato a Fraser Island; questo tour è stato l’unico pacchetto già organizzato che mi sono sentito di acquistare, per via della pericolosità delle strade (o delle NON STRADE) che, a quanto avevo letto, dettano legge sull’isola.
Insomma, il suolo è tutto di sabbia, quindi ci vuole un mezzo “prepotente” per poter affrontare gli scoscesi tracciati che attraversano l’isola e per non rimanere insabbiati in qualche duna nella giungla, in balia di ragni e serpenti e compagnia bella.

I pullman, semi anfibi, con sospensioni militari, sono dei seri mezzi d’attacco per queste superfici così aspre.  Senza problemi infatti, i fantastici drivers percorrevano la 70 miles beach a quasi 100km/h, con chiaro panico dei passeggeri che ovviamente non s’aspettano di derapare con un semi articolato.
Col senno di poi, sono felice d’aver lasciato a qualcun’altro il compito di guidare questi “fantastici” 90km di buche e sabbia ed aver avuto anche la possibilità di conoscere il gruppo di persone con le quali siamo andati, che s’è rivelato un bel manipolo di gente, tutti molto simpatici e cordiali.
Abbiamo (…hanno…) pure bucato e cambiato una gomma nel mezzo della giungla! What an adventure!
Grazie ad un po’ di fortuna, siamo riusciti a vedere anche uno dei 125 Dingo di razza pura che sono rimasti in Australia.
Gli altri sparsi per l’Australia a quanto pare sono tutti mischiati con altri canidi, ma l’unesco s’è preoccupata di lasciare questi animali nel loro habitat e di preservarne l’heritage, letteralmente isolandoli qui a Fraser Island.

Highlights sono stati sicuramente la 70 miles beach, il lago Mckanzie e la Macheno Shipwreak; alcuni hanno deciso di prendere l’aereo e di volare sopra l’isola, che a quanto pare è un esperienza molto bella, per gli occhi, ma non molto per il portafoglio.
Ovviamente noi optando per il tour di un giorno, non abbiamo potuto usufruire di tutte le magnifiche attrazioni che l’isola ha da offrire; la costa ovest, per esempio, dicono che sia molto più bella a livello di balneazione ed ancora più particolare con la vegetazione. Da rifare sicuramente con più calma.

Il nostro tempo però a Fraser Island ed a Rainbow beach era arrivato al termine; avendo un giorno in più da passare teoreticamente a Noosa sulla strada del ritorno, decidemmo invece di spendere il tempo extra a Brisbane e di vedere un po’ com’era la vita nella popolare capitale del Queensland.
La città è spesse volte preceduta da opinioni discordanti e da aggettivi che qualificano la località non proprio tra le più gettonate dell’ Australia.
L’appellativo che di solito gli si associa è di “boring”, ma allo stesso modo m’era stata presentata anche Camberra, dove al contrario mi sono divertito molto (nei 4 giorni che sono stato li).

Visto il nostro breve soggiorno, decisi di prenotare proprio in centro, nel cuore del CBD, a pochi passi dal ponte ed a ridosso del fiume che attraversa la città.

L’esperienza del soggiorno e del breve tour del centro è stata decisamente positiva, vi dirò, ma al di fuori del centro, la qualità dell’urbanizzazione cola proprio a picco, con sobborghi poco curati e qualità abbastanza bassa delle infrastrutture.
Un po’ troppo “suburbano” per i miei gusti, ma dopo tutto, io vivo negli Eastern Suburbs (posh mofo, that i am..) e v’ho detto tutto.

In ogni caso, m’ha dato l’idea di una cittadina molto tranquilla ed sicuramente non orientata alla vita notturna.

Dal bellissimo appartamento al 34 piano di Brisbane, ci siamo diretti dunque all’aeroporto con direzione finale Hamilton Island, l’isola principale delle Whitsunday Islands, a circa 1000km nord di Brisbane.

Queste isole sono famose per diverse località pittoresche, che sono state ritratte da diversi fotografi e viaggiatori mondiali e rese note in tutto il mondo.

Tra le più note, c’è sicuramente l’ Heart Reef, il famoso reef a forma di cuore, e White Heaven Beach, una tra le 10 spiagge più belle al mondo.

Descrivere a parole la bellezza paradisiaca di questi posti è abbastanza difficile; io sinceramente sono rimasto a bocca aperta.

La barriera corallina su tutti, è penso lo spettacolo naturale più incredibile che io abbia mai visto; solo il pensare che si estende per più di 2000km e che ospiti un intero ecosistema sommerso, mi fa veramente venire la pelle d’oca.

Il soggiorno su Hamilton Island è stato a dir poco delizioso, con un appartamentino vista oceano al 13 piano. L’intera isola è piena di golf carts e non ci sono altri mezzi a motore che girano sull’isola al di fuori degli shuttles gratuiti che passano di continuo e portano in giro per l’isola i turisti più curiosi.
Oltre a questo, l’isola è popolata da simpatici Cockatoo, che come potete vedere qui sotto non perdono tempo a fare amicizia con i visitatori.

L’highlight finale è stato sicuramente il giro in elicottero sopra la barriera corallina e la giornata passata a fare snorkeling a Reef World, una piattaforma fissa adibita appunto all’esplorazione dei fondali, raggiungibile solo in elicottero o con 3 ore e mezza di barca.

Vi lascio gustare le foto perché non credo che a parole io possa descrivere con giustizia la bellezza di queste acque e fondali.
E pensare che era comunque un posto “turistico” ! Non oso nemmeno immaginare cosa ci sia da vedere veramente la sotto, con l’ausilio di una barca privata ed una guida esperta!

Concludendo, direi che questo mio viaggio di 20 giorni alla scoperta dei gioielli dell’Australia non poteva avere epilogo migliore.

Abbiamo veramente visto tantissimi posti e ne le parole ne le immagini possono rendere giustizia a quello che con il cuore e con la mente si è provato nel visitare tali meraviglie.

Io, ho già in mente un piano d’azione per ripetere questo viaggio in maniera diversa, ma consiglio a tutti di provare a venire a vedere di cosa si tratta.

THERE’S NOTHING LIKE AUSTRALIA !!!

Buon Weekend a Tutti !!

e come sempre, enjoy.

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