C’è chi ci chiama codardi

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L’articolo di oggi ha un po’ del polemico, lo so, ma mi sono imbattuto in un frammento di memoria che ha risollevato in me, ancora una volta, questo violento polverone che sinceramente non posso far assopire silente.

Negli ultimi 10 anni, con l’Italia che praticamente stava andando a rotoli, mi sono sentito dire un po’ di tutto in merito ai miei comportamenti (cioè di partire, mollare il lavoro, mollare gli amici, ecc).
Di certo, quelli che come me se ne vanno dal paese natio, proprio nel momento “clou”, non sono proprio degli eroi nazionali….ma nemmeno devono essere additati in modo negativo.
I giudizi più aspri sono arrivati, da miei conoscenti, soprattutto quando le cose si stavano mettendo proprio male (circa un 5 anni fa).

Un risentimento probabilmente causato dal fatto che vedevano in me l’ennesimo disperato che lasciava l’Italia con la coda tra le gambe…..invece di rimanere in Italia a lottare al loro fianco (o per lo meno a lamentarmi ogni santo giorno, come fanno tutti), per risollevare la situazione del nostro stoico paese.

“E’ da codardi andarsene!”
CODARDI, dico io!!!
Ma si può?

È da falliti partire!
Fallito invece m’è stato detto, inerendo al fatto che “chi non riusciva a farcela in Italia, era costretto ad andarsene all’estero, DOVE TUTTO ERA PIU’ FACILE” (quasi testuali parole).
FALLITO…….vabbé.

Non c’è nulla di peggio che sentirsi tirare “queste sassate” addosso, in un momento così delicato come quello di lasciare la propria nazione, la propria famiglia, i propri amici….e fare un salto nell’ignoto, in un paese tutto nuovo, con una lingua diversa, dove non si conosce nessuno e si deve badare a se stessi.
In ogni caso spero che non tutti abbiano avuto quest’esperienza.

La scelta di andare all’estero non è una scelta facile come al contrario magari, chi è ancora in Italia, può pensare.
Emigrare, non è l’uscita d’emergenza, o la scappatoia più veloce, per risolvere i propri problemi.

Andare a vivere in un paese che non è il tuo è SEMPRE PIÙ DIFFICILE di quanto può essere vivere a casa tua, con la mamma che ti lava, ti stira e ti coccola se ti sei sbucciato un ginocchio.

Noi non siamo certo “scappati” in un paese straniero, per sfuggire all’ingiustizia, alle tasse, al razzismo o a quant’altro.

Vi posso assicurare che tutte queste cose sono presenti, in un modo o nell’altro, IN QUALSIASI PAESE si vada!
Cosa pensate, che qui non si paghino le tasse? Che non ci sia razzismo?? CHE NON VI SIANO INGIUSTIZIE!?? CHE LE COSE VADANO SEMPRE BENE?!

Non certo me ne sarei voluto andare dalla MIA ITALIA, che porto sempre sul palmo della mano…..di cui vado sempre fiero…..di cui conosco la storia illustre…..e di cui non mi vergogno mai di portarne la bandiera sul petto, nonostante i personaggi improbabili che l’hanno rappresentata a livello internazionale, negli ultimi anni.

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Le ragioni per le quali ce ne andiamo sono molteplici, ma non certo per codardia, o perché vogliamo le cose facili; anzi.

Ce ne andiamo perché, al contrario, ci piacciono le sfide; soprattutto quelle personali.
Ce ne andiamo perché vogliamo migliorarci, vogliamo progredire, a livello mentale, professionale e cognitivo.
Ce ne andiamo perché crediamo che l’unica persona che possa fare qualcosa per il nostro futuro, siamo proprio NOI STESSI.
Ce ne andiamo perché abbiamo l’esigenza di essere stimolati con cose nuove, anche se questo vuol dire mettersi in discussione e ricominciare ad imparare qualcosa da zero.
Ce ne andiamo perché crediamo che il nostro “mondo” non sia solamente il nostro paesino, la nostra regione o la nostra nazione. Sappiamo che c’è molto di più e che c’è sempre da imparare dal nostro “vicino”.
Ce ne andiamo perché, anche se la strada nuova ci fa un po’ paura, sappiamo che sarà sempre meglio di quella vecchia, che non cambierà mai.
Ce ne andiamo perché sappiamo che, bene o male, vincitori o perdenti, é sempre meglio scendere in campo e giocarsi la vita piuttosto che rimanere in panchina e stare a sentire gli altri che ci dicono come dobbiamo giocarci la nostra.
Ce ne andiamo perché a noi, i sogni degli altri, non interessano. Crediamo fermamente nei nostri, e questo ci basta.

Vivere all’estero, agli occhi di un non emigrato, può sembrare tuttavia molto accattivante; solitamente le storie che vengono narrate, sono solo storie di persone che alla fine hanno avuto successo, che stanno bene ed hanno migliorato la propria vita in maniera sostanziale.
Ma non è sempre cosi. Od almeno, il processo non è sempre così lineare.
Molti non si sono trovati bene, a molti non è piaciuto vivere secondo le usanze di un’altra cultura, molti non hanno stretto i denti abbastanza ed altri invece sono tornati perché DOVEVANO.

Quello che non trapela, dalle storie degli emigrati, è che tante sono invece le giornate nere dove tutto va storto, le giornate in cui non fai altro che prendere porte in faccia, le giornate in cui devi dormire per terra perché non puoi permetterti ancora un letto, le giornate in cui devi tirare avanti a gelati del McDonald da 50 centesimi od a frappuccini di Starbucks, le giornate in cui ti senti solo, le giornate in cui incontri “lo stronzo” di turno, le giornate in cui devi prendere merda dal tuo capo solo per tenerti il lavoro ed visto per rimanere nel paese, le giornate in cui vieni trattato male solo perché l’inglese lo parli come un bambino di 10 anni…..

Nessuno vi racconterà queste giornate. Perché nel processo di superarle fisicamente, le si supera anche psicologicamente, mettendosele un po’ anche alle spalle.
Ma vi assicuro anche che OGNUNO DEGLI EMIGRATI ITALIANI CHE CONOSCETE, HA AVUTO ALMENO UNA GIORNATA IN CUI ODIAVA TUTTI E SAREBBE VOLUTO TORNARE A CASA.

Codardi, ci chiamano.
Falliti.
Mah.
La differenza é proprio questa: credere nei propri sogni anche quando le cose si mettono male.
Andare contro corrente. Prendere batoste su batoste e non mollare mai. Trovarsi in difficoltà e tirarsi su con le proprie forze.

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I tempi sono cambiati, ma a mio parere questi non sono comportamenti da codardi. Nemmeno da falliti.

Ogni volta che ripenso a tutto quello che io ho passato (che è niente), ed a tutto quello che hanno passato quelli con me e prima di me, mi sento fiero di ogni istante ed ogni briciolo di energia speso verso questo mio sogno.
Ad ogni ostacolo superato, ad ogni persona che m’é venuta contro, mi sono sempre risollevato ed ho sempre continuato per la mia strada.
Come ho fatto io, hanno fatto anche molti in passato.
Questa è la vita dell’emigrato.

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Falliti, dicono.
Codardi.
Altri invece, hanno pure il coraggio di chiamarci “fortunati”.

Mai ci fu un uso più errato della parola FORTUNATO.
Il concetto di fortuna, quando sei nella condizione di dovertela sempre cavare da solo, vi assicuro che cambia radicalmente.
La fortuna a mio parere è un’altra cosa.
La fortuna è un concetto relativo.
E non credo assolutamente che solo chi decide di emigrare abbia accesso a questa fantomatica forza della natura! Cosa succede allora a tutti quelli che rimangono in Italia?? Sono tutti sfortunati?!?!
Chissà come mai, dal momento in cui una persona non è più in Italia, i termini “farsi un culo così” e “dare il 100%”, svaniscono e vengono sostituiti da fortuna.
Fortuna nel trovare lavoro, fortuna nel fare carriera, fortuna nell’avere, alla fine, una vita migliore…..
E pensare che all’estero non abbiamo nemmeno il fratello del cugino dello zio del parrucchiere, che ci trova il lavoro, che ti toglie la multa o che ti piazza col culo al caldo.
Meno male che abbiamo sta fortuna, se no saremmo veramente perduti!!

Forse c’è una qualche congiunzione cosmica che permette a tutti di emigrare e di trovare lavoro immediatamente; forse quando un italiano va all’estero, automaticamente il dipartimento d’immigrazione viene a sapere che qualcuno è entrato nella loro nazione e ti viene ad offrire lavoro, casa e tutto insomma!
Questa è la fantomatica “fortuna dell’immigrato” !

Una cosa è certa.
Codardi o meno, noi italiani emigrati e residenti all’estero, ci facciamo sempre rispettare…..e portiamo sempre l’Italia nel cuore.
Nonostante ci sparino merda addosso, noi l’ Italia la trattiamo bene e la difendiamo SEMPRE !

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Non c’è italiano che non sia fiero di gridare la propria provenienza….a tutto il mondo, se necessario!

Codardi ci chiamano.
Non vi siete mai chiesti perché in giro per il mondo tutte (o quasi) le altre nazioni ed i popoli ci adorano!?!!

Non certo perché sanno che siamo bravi a fregarci l’un l’altro……o perché sanno che siamo i primi ad trovare il modo di infrangere la legge…….o perché si ispirano alla nostra politica ed ai nostri personaggi illustri……

Ci adorano per TUTTO QUELLO CHE I “CODARDI” HANNO PORTATO NEL MONDO !

L’onestà, la forza, il cibo, lo stile, la passione ed i colori dell’ ITALIA.


UNICI AL MONDO, Signori !
Unici al mondo.
ITALIANS

Enjoy.

8 thoughts on “C’è chi ci chiama codardi

  1. Non fa una piega il tuo discorso mate!!!👍
    Direi perfetto in tutto,siamo e saremo sempre Italiani,ma permettimi di dire una cosa,chi decide di prendere questa strada ,ovvero quella di emigrare in un altro Paese,ha qualcosa in piu di chi non lo fà è sta sempre li a Lamentarsi!!!!
    😁🏄👍🏊
    Cool banana’s!!!

    • Non so se è giusto dire “avere qualcosa in più”….

      sia noi che quelli ancora in patria a volte nutriamo le stesse esigenze e la stessa voglia di migliorarsi.

      Forse quello che è più corretto secondo me dire è che NOI non siamo molto bravi ad aspettare.
      🙂

      Di conseguenza se le cose non vanno bene, diventiamo insofferenti ed ABBIAMO BISOGNO DI CAMBIARE.

      In questo senso, sicuramente puoi dire che abbiamo qualcosa in più !
      😉

  2. complimenti per aver usato la parola “emigrati”, invece che “espatriati” che suona come una presa per il culo.

    • Espatriati è più un termine anglofono.

      Gli Expats siamo comunque noi.
      Emigrati è più un dispregiativo….ma è sicuramente più corretto.

      Dire che siamo espatriati sembra quasi che qualcuno ci abbia cacciato!
      🙂

      Grazie per il commento Marco!

  3. Ciao Paolo
    capisco benissimo il tuo sfogo…e, a mio modesto parere, hai pienamente ragione…
    Codardi e falliti sono due aggettivi così inappropriati per le persone come te che con coraggio hanno affrontato e superato una sfida così difficile.
    Mi sento molto codarda io, a sottostare ancora alle “regole” del nostro Paese e non trovare il coraggio di fare qualcosa…prendere la vita in mano e cercare di cambiarla come hai fatto tu….
    Nella mia città si dice:”A gente inutile poca retta!”…ed è quello che ti dico io..
    …non ti curar di loro, ma guarda e passa….
    magari è solo profonda invidia, perchè loro (proprio come me) non trovano il coraggio che avete avuto voi….
    Io sostituirei i termini codardi e falliti con coraggiosi e trionfanti….
    Riguardo al termine fortunati….la fortuna si costruisce, non ti arriva….va cercata e trovata….ed i coraggiosi che la cercano è probabile che la incontrino nella loro strada….

    • Ciao Giuseppina,
      grazie mille per le tue belle parole.

      Hai ragione nel dire che ci sarà sempre qualcuno che ti verrà contro o che non sarà d’accordo con le tue decisioni, quindi vale sempre la pena ascoltare solo se stessi o le persone che bene o male appoggiano le tue scelte.

      Non credo tu ti debba sentire codarda, però.
      La “condizione” di voler partire, o meglio, LA NECESSITÀ di doverlo fare, è un sentimento che matura dentro ogni persona.

      Quanto poi questo bisogno sia grande, dentro ognuno di noi, dipende da noi stessi.
      Non tutti hanno la stessa brama di andare e disfare….oppure non per tutti la propria situazione in Italia è così tragica da necessitare un cambiamento così drastico come l’emigrare in un altro paese.

      Quello che voglio dire insomma è che bene o male il punto di vista di ognuno è diverso.

      Non tutti vogliono partire.
      Non tutti devono partire.
      Non tutti devono restare.

      Per quanto riguarda la fortuna….è proprio così.
      La fortuna aiuta gli audaci !
      😉

  4. le giornate in cui vieni trattato male solo perché l’inglese lo parli come un bambino di 10 anni…..

    Caro Paolo, solo pura e sacrosanta verità. Quante opportunità bruciate dall’ultimo dei cretini solo perché sua mamma gli ha insegnato l’inglese appena nato…

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